Scopri la Crionica

Scopri la Crionica

Quando arriva il momento in cui la scienza medica attuale si arrende proviamo a chiedere un secondo parere alla scienza medica del futuro.

 

Queste parole del Cryonics Institute sintetizzano la motivazione principale della crionica, cioe’ dell’ibernazione umana. La crionica è una tecnologia basata sull’abbassamento della temperatura corporea di persone dichiarate legalmente morte. Raggiungendo bassissime temperature la decomposizione si arresta in quanto tutti i movimenti atomici e molecolari sono assenti ed il corpo può essere in questo modo criopreservato. La speranza è che, in futuro le conoscenze scientifiche divengano così avanzate da permettere di riportare in vita tali persone, nonché ripristinarne la condizione giovanile e di salute.

Sebbene non sia ancora mai stato riportato in vita un mammifero criopreservato, questo è stato già fatto con organismi più semplici quali insetti ed alcuni tipi di anguille. Inoltre sono stati criopreservati e poi riportati in piena attività molti tipi di tessuti umani (fra i quali quelli cerebrali), embrioni umani che sono poi diventati bambini sani, e alcuni organi di mammiferi. Cani e scimmie sono stati portati sotto gli 0°C,  sostituendo il loro sangue con una soluzione protettiva e sono stati poi rianimati con successo. I vermi nematodi sono stati criopreservati in azoto liquido alla temperatura di -196°C e rianimati. Un rene di coniglio è stato anch’esso criopreservato ed è stato in seguito riportato a temperatura ambiente e trapiantato in un coniglio, dimostrandone una completa funzionalità. La possibilità che ciò possa essere in futuro replicato con il cervello di un mammifero è quindi molto alta.

La crionica si basa sulla convinzione che si possa essere riportati in vita da uno stato di criopreservazione, anche ovviando ad eventuali danni causati dalle tecniche di raffreddamento correnti, attraverso approcci che permettano di intervenire a livello molecolare, come le nanotecnologie.

 

Possibilità di rianimare una persona deceduta e criopreservata

La rianimazione di persone clinicamente morte, cioè senza più battito cardiaco e respirazione, avviene già da tempo negli ospedali di tutto il mondo. La rianimazione cardiopolmonare, ideata negli anni ’50, riporta quotidianamente in vita persone che, nel corso dell’intera storia dell’umanità, sarebbero state erroneamente considerate morte. Eppure oggi è praticata di routine. Se è possibile riportare in vita persone che sono morte per vari minuti, e persino ore in certi casi di annegamento, allora perchè assumere che sia impossibile fare lo stesso dopo anni di “morte”, se si può prevenire ulteriore deterioramento in quegli anni ? Si potrebbe dire che la morte “assoluta” si verifica solo quando le informazioni essenziali contenute nel cervello sono distrutte, esattamente quello che la criopreservazione si propone di evitare.

Si può anche sperare che con il continuo progresso della scienza la malattia che ha ucciso il paziente criopreservato possa essere superata. Le malattie letali tendono a diventare sempre meno letali. Poliomelite e peste bubbonica erano letali una volta, ma oggi sono curabili, così come centinaia di altre malattie. In ultima analisi è questa la speranza della crionica: che il progresso scientifico futuro permetta di risolvere molte malattie oggi incurabili, invecchiamento incluso, e che sia possibile applicare questi miglioramenti anche a persone i cui corpi siano stati conservati in perfetto stato grazie alla criopreservazione. Quello che per ora è necessario fare è preservare i corpi nel modo migliore possibile e soprattutto evitare la distruzione delle informazioni essenziali contenute nel cervello.

 

Fasi della criopreservazione

La preparazione del corpo dal momento in cui il cuore cessa di battere, fino alla sua conservazione  definitiva a -196°C, passa attraverso tre fasi che richiedono tecniche e apparecchiature differenti. Queste tre fasi sono tutte essenziali per ridurre al minimo i danni e preservare il corpo nel modo migliore possibile e sono descritte sommariamente nel seguito.

Fase 1 – Ossigenazione: Subito dopo l’arresto cardiaco è necessario intervenire immediatmente per evitare degenerazioni dei tessuti corporei, e soprattutto del cervello, fino al momento in cui verrà attuato il raffredamento a -196°Cpresso un apposito centro. Questo si ottiene continuando ad ossigenare il corpo attraverso l’uso di macchine di ossigenazione extracorporea, e raffreddandone la temperatura di alcuni gradi in modo da ridurre la necessità complessiva di ossigeno. Contemporanemanete vengono somministrati farmaci per ridurre i fenomeni di coagulazione. Un corpo trattato in questo modo può essere conservato per qualche decina di ore senza danni, garantendo il tempo sufficente affinchè il paziente venga dichiarato ufficialmente deceduto ed il suo corpo sia trasferito presso il centro ove esso sarà preparato per il raffreddamento definitivo.

Fase 2 – Preparazione: In questa Fase viene iniettata, attraverso il sistema circolatorio, una soluzione protettiva anticongelante capace di penetrare attraverso le cellule del corpo. La concentrazione della soluzione viene innalzata progressivamente in modo molto lento mentre si abbassa contemporaneamente la temperatura generale del corpo, fino a raggiungere circa – 70°C. In queste condizioni ed a questa temperatura il corpo può essere conservato anche per periodi di giorni senza danneggiamenti e può essere trasferito al centro di raffreddamento e conservazione definitivo.

Fase 3 – Raffreddamento e conservazione: In questa Fase il corpo viene introdotto nello scafo destinato alla conservazione definitiva e raffreddato progressivamente fino a  – 196°C. Questa temperatura viene mantenuta nel tempo attraverso l’uso di azoto liquido, con un processo, semplice ed economico, molto utilizzato nella sperimentazione scientifica. Il corpo così trattato ed a queste temperature può rimanere indenne da qualsiasi danneggiamento anche per migliaia di anni, fino al momento della sua rianimazione.

Le tre fasi descritte sono tutte necessarie. La Fase 1, data l’urgenza di prevenire le degenerazioni che iniziano con l’arresto cardiaco, deve essere praticata immediatamente nel luogo ove è avvenuto il decesso. Le altre 2 Fasi, in alcuni casi, possono essere eseguite nello stesso luogo evitando l’esigenza di un ulteriore  trasferimento.

Situazione Italiana

Le tre fasi di cui sopra sono condizionate sia dalla normativa Italiana applicabile sia dalla disponibilità delle apparecchiature e del materiale necessario. In Italia non esistono centri di criopreservazione e le persone interessate debbono appoggiarsi ad uno dei centri esteri. Al momento queste persone sono una decina e, a causa della loro distribuzione sparsa sul territorio Italiano, hanno una limitata capacità di offrirsi aiuto reciproco nella criopreservazione. Le implicazioni per le tre fasi della criopreservazione sono discusse nel seguito.   

Fase 1 – Ossigenazione: Come abbiamo visto questa Fase deve iniziare immediatamente nel luogo ove è avvenuto il decesso. Una possibilità è quella di trasferirsi, nella Fase terminale di malattie di lunga durata, in un ospedale degli Stati Uniti che si trovi nei pressi di uno dei centri di conservazione. Qui ci si può affidare ai servizi offerti da tali centri sia per la Fase 1 sia per tutte le successive. Questo però spesso non è possibile sia perchè la malattia può essere non prevedibile, sia per motivi sociali e familiari. In tal caso si è costretti ad intervenire in Italia rispettando la relativa normativa. Il nostro gruppo sta verificando con il Ministero della Sanità la compatibilità del protocollo di ossigenazione della Fase 1 con la normativa vigente e sta equipaggiandosi delle apparecchiature necessarie per tale Fase. Collabora inoltre con un gruppo analogo in Gran Bretagna ove è stato addestrato all’uso di tali apparecchiature. Non dispone pero’ delle risorse umane necessarie per garantire un servizio di pronto intervento e di assistenza continuativa al capezzale delle persone in condizioni terminali. A questo riguardo sta valutando la possibilità di ricorrere a professionisti a pagamento che abbiano le competenze mediche/infermieristiche necessarie per questa Fase. Un corpo trattato correttamente può essere conservato senza danni per qualche decina di ore e quindi può essere trasferito altrove per la Fase 2.

Fase 2 – Preparazione:  Centri di preparazione molto sperimentati esistono presso la Fondazione ALCOR e il Cryonics Institute. Un ulteriore centro di preparazione  si trova in Gran Bretagna presso Sheffield ed è gestito dal gruppo con cui collaboriamo. Non esistono centri in Italia anche se le apparecchiature necessarie e le procedure da applicare sono relativamente semplici. E’ necessario comunque un buon grado di familiarità con tali apparecchiature ed una certa esperienza nel loro uso che al momento non sono disponibili in Italia. Dopo questa Fase di preparazione il corpo può essere conservato anche per periodi di giorni senza danneggiamenti e può essere trasferito al centro di raffreddamento e conservazione definitivo anche tramite voli commerciali, come avviene nel caso di corpi preparati presso il centro Inglese.

Fase 3 – Raffreddamento e conservazione: Abbiamo già visto come i centri di criopreservazione operanti si trovino negli Stati Uniti, e più recentemente in Russia. Non esistono al momento altri centri in Europa e tanto meno in Italia. Il nostro gruppo sta verificando con il Ministero della Sanità la possibilità di costruire un centro in Italia e quale normativa sia applicabile. La difficoltà maggiore non risiede nella realizzabilità fisica del centro ma sulla capacità di garantire che tale centro possa essere gestito adeguatamente per centinaia o anche migliaia di anni. Questo problema si presenta anche per i centri Americani, che si appoggiano per la gestione ad Associazioni o Fondazioni  senza scopo di lucro e dotate di autonomia finanziaria e capacità di operare a lungo termine. Sarebbe opportuno valutare l’affidabilità e la robustezza di una soluzione analoga in Italia. Una limitazione in questa direzione è però dovuta al fatto che il nostro gruppo possiede conoscenze di tipo ingegneristico/gestionale, legale e medico, ma non di tipo finanziario.

 

Centri di criopreservazione nel mondo

Vi sono attualmente due centri di conservazione di corpi a bassa temperatura negli Stati Uniti, uno in Arizona gestito dalla Fondazione ALCOR e fondato nel 1972, ed uno nel Michigan gestito dal Cryonics Institute e fondato nel 1976. Al momento i due centri ospitano in totale circa 250 corpi criopreservati a – 196°C, e contano circa 2.000 aderenti, cioe’ persone che hanno espresso la loro volontà di essere criopreservate. Dal 2005 esiste anche un centro Russo più piccolo che ospita qualche decina di corpi ed ha un centinaio di aderenti. Il Cryonics Institute e la Fondazione ALCOR collaborano con diversi ricercatori ed Università per sperimentare e migliorare le tecniche di raffreddamento e conservazione.

 

Conclusioni

La crionica consiste nella conservazione di persone decedute a bassissime temperature, con la speranza che il progresso della scienza negli anni futuri permetta di riportare in vita tali persone, ripristinandone le condizioni di salute. Si tratta di una scommessa sulla capacità del genere umano di continuare a progredire, e di raggiungere livelli di conoscenza scientifica così avanzati da poter rianimare le persone criopreservate e garantire loro una vita adeguata nel mondo che verrà.

Quello che possiamo fare, se decidiamo di accettare tale scommessa, è assicurarci che il nostro corpo sia conservato nel modo migliore possibile per un adeguato periodo di tempo. Questo comporta un intervento immediato dopo il decesso, per evitare le degenerazioni dei tessuti corporei e successivamente la conservazione in un centro che garantisca di poter durare negli anni.

La prima priorità del nostro gruppo è pertanto di fare in modo che l’intervento iniziale (la Fase 1) possa essere condotto in Italia nel luogo del decesso, sia esso l’abitazione del paziente o l’ospedale ove esso è stato ricoverato. Stiamo quindi investendo le nostre energie per arrivare ad un protocollo di trattamento compatibile con la legislazione corrente e per disporre delle necessarie risorse umane, organizzative e tecnologiche. Per quanto riguarda il centro di conservazione definitiva rimane il problema di garantire che tale centro possa essere gestito adeguatamente per centinaia o anche migliaia di anni. Per questo riteniamo per il momento più opportuno usufruire di uno dei centri americani riservandoci di valutare in futuro, sulla base delle nostre risorse e capacità, la possibilità di realizzarne uno in Italia.